Anni ’90, capelli lunghissimi e neri come la pece, occhi a mandorla ed un’idea fissa diventata uno stile di vita…Dan Osman, un genio considerato pazzo. Una corda dinamica d’arrampicata come unica compagna, e tanta, tanta fiducia in sé stessi.
Precursore del free solo, su vie ancora oggi degne di nota ed un livello tecnico altissimo. Sale completamente slegato: niente corda, niente imbrago, solo una manciata di magnesite per non far sudare le mani. La parte più sorprendente dello stile di Osman, però, è la discesa. Niente corde doppie, niente sentieri. Solo un imbrago ed una corda che finalmente vengono legati in vita. Un salto verso il cielo e giù, risucchiato dal vuoto, fino a rimbalzare come una pallina da ping pong legata ad un filo.
Un folle…Un sadico. Nulla di tutto ciò. Un uomo che aveva paura del vuoto e lo affrontò. A modo suo ed estremizzandolo. Dalla sua inquietudine ne nacque una vera e propria disciplina, il “rope jumping”.
Gli esseri umani nascono con due paure: quella dei rumori forti, e quella di cadere. Tutte le altre vengono sviluppate nel corso della vita, in base a ciò che viene insegnato ed ai traumi subiti. Il cervello umano è generato per riconoscere nell’altezza un pericolo potenzialmente mortale, ed automaticamente porta l’uomo ad allontanarla e contrastarla facendogli provare paura.
Dan Osman non era differente. Era terrorizzato dal vuoto come tutti noi. Ebbe solo il coraggio di affrontarlo facendosi risucchiare, diventandone parte stessa. Assaporò l’ebrezza di quel gesto folle con il solo scopo iniziale di annullare quell’istinto primordiale scolpito nel suo cervello, ma non si scappa da ciò che madre natura ha creato.
Non riuscì mai ad eliminare la paura. Ogni salto nel vuoto, il suo cervello affievoliva quella vocina che sussurrava “scappa”, ma ogni metro di altitudine in più la sua testa urlava, ed allora lui si lanciava da più in alto.
Tutto questo richiedeva una grandissima preparazione fisica, ma anche una capacità di calcolo fuori dal comune. Per giocare ad affrontare le leggi della fisica bisogna essere in grado di calcolare matematicamente ogni minima cosa, soprattutto se si utilizza una normalissima corda d’arrampicata e non una fettuccia.
Fu con questo gioco che raggiunse il record di salto di 300 m. Trovò la morte cercando di superare il limite imposto da se stesso, tradito dalla sua corda che si ruppe. Col tempo il suo record venne battuto, ma la sua ideologia fu d’ispirazione a molti, tanto che nel 2021 fu ripetuto il salto in cui morì, proprio in suo onore.
Una scelta di vita estrema, ma una grande capacità di affrontare il problema. Così si potrebbe riassumere la vita di Dan Osman.
