LA SOLITUDINE CONDIVISA

Il passo lento di chi marcia verso l’ennesima battaglia, l’odore del sangue impresso nelle narici e gli occhi stanchi di chi ha visto troppa morte. Tre fratelli, soli ed uniti in mezzo a tutti gli altri guerrieri, partiti con in cuore tante speranze e non ancora arrivati a destinazione, stanchi di lottare in nome di Carlo Magno.

Una vallata stretta, con acqua cristallina e ripidi pendii boscosi, incisioni su roccia che parlavano a loro da popolazioni antiche…la Val Camonica. Quale posto migliore per abbandonare l’armata a cui tempo prima si erano uniti? Glisente, Cristina e Fermo scapparono dalla truppa, senza più possibilità di ritorno perché considerati traditori, pena la morte.

Quando hai toccato con mano la guerra, vuoi abbandonare tutto, restare solo con i tuoi pensieri e cercare conforto nella preghiera. Vuoi essere grato di ogni respiro…la pioggia, il sole, il fruscio del vento tra i rami…il silenzio. La stessa assenza di rumori che ti inquieta in battaglia, ti può portare alla pace.

I tre fratelli scelsero di vivere da soli come eremiti, ognuno in punti diversi della vallata, ai piedi delle montagne, ma lontano dalla vita frenetica dei villaggi.

Cristina decise di vivere sopra l’abitato di Lozio, all’ombra della Concarena. Glisente si stabilì su un’altura lontano dal villaggio di Berzo, mentre Fermo fece dei pendii della cima Moren casa sua.

Fecero un patto. Ogni sera, al calare del sole, ognuno di loro avrebbe acceso un falò altissimo per salutare gli altri. Fermo però, non poteva scrutare l’orizzonte in direzione di Cristina, così decisero che Glisente ne avrebbe accesi due. Sarebbero stati degli eremiti, ma in comunicazione tra di loro.

Ogni notte i valligiani ammirarono questo spettacolo di luci. Il segno di un rapporto di sangue separato dalla guerra, ma unito per sempre dall’affetto fraterno.

Glisente visse con un’aquila che lo assistette per tutta la vita, mentre Fermo socializzò con un’orsa. Glisente svolse apostolato ai pochissimi pastori che si aggiravano su quei monti, mentre gli altri fratelli vissero in totale solitudine.

Una sera il fuoco di Cristina non si accese, così i fratelli, con la tristezza in cuore, la raggiunsero e la sostennero in preghiera, comprendendo che la sua anima aveva abbandonato l’altura che l’aveva ospitata dandole sollievo dalle pene vissute.

L’ultimo dei fratelli a spegnersi, si dice che fu Fermo.

Ancora oggi sui monti di Berzo, dove viveva l’eremita c’è una chiesetta scavata nella roccia a lui intitolata e sopra di essa è stato eretto un rifugio per dare conforto ai viandanti. Le località in cui vissero i tre fratelli portano ancora il loro nome ed il loro ricordo viene tramandato di padre in figlio.