Condividere o non condividere? Un dubbio amletico che da sempre colpisce anche gli appassionati di montagna. Nel 2022 non si fa altro che proseguire con un’attitudine umana presente fin dalla preistoria, la condivisione. La differenza è che ad oggi il tutto avviene su scala mondiale.
Si scrivono e pubblicano relazioni comodamente reperibili nel web, si postano foto e video facilmente visibili da chiunque. Si condividono informazioni di ogni tipo.
In pochi minuti una notizia può raggiungere ogni angolo del mondo. Si sa DOVE arriva ma non a CHI arriva, e l’essere umano non sempre è disposto a condividere tutto con tutti.
L’uomo è geloso, delle persone, delle cose, ma anche dei luoghi, soprattutto quelli che chiama casa. L’uomo, però, è anche un essere orgoglioso ed esuberante, bramoso di urlare al mondo intero la meraviglia che i suoi occhi hanno scorto all’orizzonte, specialmente quando intravedere la linea frastagliata delle montagne davanti a sé è costato sacrificio e fatica.
Esistono panorami noti a tutti, diventati simbolo dei luoghi a cui appartengono e testimoni delle storie che li circondano. C’è una vetta al centro delle Alpi divenuta l’emblema della montagna stessa. La forma tipica con cui i bambini disegnano le alture sullo sfondo, l’immagine dell’alpinismo alpino, etichetta di una famosa marca di cioccolato svizzero. Quando ci si trova ai piedi del Cervino è conciliante decidere se condividere o meno le foto ritraenti la famosa punta aguzza. Ma quando si tratta di luoghi isolati e poco frequentati, sono ancora tutti disposti a condividere la loro esistenza?
Quegli spazi in cui il vuoto del silenzio è occupato solo dal frusciare del vento tra i fili d’erba, dove lungo le creste si possono ancora scorgere gli animali selvatici mentre corrono incontro alle prede, dove i fiori crescono indisturbati senza il timore di essere colti o calpestati. Quei luoghi in cui non giungono né strade né sentieri, lontani dalle urla dei turisti ed i flash delle macchine fotografiche. Lì, dove solo gli abitanti del luogo hanno l’onore di calpestarne il terreno, sorge spontaneo chiedersi se è giusto condividere la via da seguire.
In territori analoghi ci si sente piccoli e nel petto cresce un innato desiderio di proteggerli da occhi indiscreti, come se si osservasse un neonato dormire beato nella culla.
Ognuno dovrebbe avere il diritto di godere della meraviglia che suscitano questi luoghi, ma si sa che non tutti sono in grado di rispettarli.
Si deve prendere una decisione. Alcuni scelgono di tenere per sé foto e video, raccontando, però, le emozioni provate. Altri condividono le immagini della loro avventura, conservando la propria commozione per il privato. Alcuni indicano minuziosamente ogni passo da seguire per raggiungere i luoghi nascosti, altri, al contrario, stringono al proprio sapere l’ubicazione mantenendola segreta. Altri ancora si collocano nel mezzo, condividendo le indicazioni solo con pochi intimi eletti.
Non ci sono azioni giuste o sbagliate. Ci sono, però, delle conseguenze.
Quando ci si trova in un luogo incantato lo si immagina sempre immerso nel silenzio, ma uno sciame di persone vanifica questo effetto e fagocita le emozioni che solo la solitudine può far affiorare. Importante è il rispetto per l’ambiente in cui ci si trova ed i suoi abitanti, ma per quanto gli escursionisti possano porre attenzione a non infastidire la fauna locale questa resterà sempre stranita dalla loro presenza.
L’afflusso di turisti porta, in alcuni casi, alla costruzione di “infrastrutture”, quali rifugi e bivacchi, fondamentali in caso di difficoltà. Dove i pendii venivano già sfruttati come pascoli, l’attenzione per queste praterie ha portato alla costruzione di strade per facilitare l’accesso alle malghe ed ha, di conseguenza, portato un beneficio alla popolazione del luogo.
L’incremento dei turisti, se da un lato giova al lavoro di guide alpine ed ambientali, dall’altro comporta un aumento degli interventi da parte del soccorso alpino e, di conseguenza, ad un aumento delle norme di sicurezza. Sono nate delle imposizioni sul senso di marcia da seguire per percorrere alcuni sentieri, obblighi sul materiale da utilizzare, ed ultima bizzarra novità la fissazione di una cauzione per scalare il monte Bianco.
Tutte norme fondate, ma in contrasto con il concetto di libertà ed autonomia tipico della montagna stessa. Ognuno deve essere in grado di riconoscere le proprie capacità ed i propri limiti ed individuare i luoghi che può raggiungere in autonomia. Ciascuno ha il diritto di posare i piedi e le mani sulla porzione di terreno o lo spuncione di roccia che preferisce, sempre nel rispetto degli altri. La libertà di uno termina dove ha inizio quella di un altro. Il numero elevato di norme oggigiorno destinato a proteggere chi non ha competenze adeguate per frequentare la montagna in autonomia porta a minare la libertà di chi le possiede.
Noti autori e fotografi si sono trovati di fronte al “problema” della condivisione del proprio sapere, così come alpinisti, escursionisti, sciatori, arrampicatori ecc., indipendentemente se professionisti del settore o semplici appassionati. Ognuno consapevole della propria notorietà e della rispettiva influenza sul grande o piccolo pubblico. La volontà di condividere o meno non è rilevante. Significativa è la consapevolezza con cui lo si fa’.