Orso. Solo pronunciando questo nome l’opinione pubblica si spacca a metà. È come tirare una linea di confine in cui il buonsenso spesso non riesce ad oltrepassare la dogana.
L’orso bruno è un animale che può superare il peso di 200 kg e possiede un’eccezionale agilità, a discapito dell’immagine goffa e lenta data dalla sua stazza. Niente Winnie the Pooh che si aggira per il bosco gestendo in modo diplomatico i conflitti della sua combriccola di amici. Nella realtà l’orso è un animale solitario. Vi ricordate Bear, l’orso della casa blu, mentre duetta con la luna prima di recarsi a dormire? Immagine poco veritiera poiché l’orso è un quadrupede notturno, facile da incontrare al crepuscolo o all’alba.
Leggende e dicerie riempiono il quotidiano vivere di questo essere, trasformandolo in spietato assassino o docile vittima a seconda della faccia della medaglia che si guardi. Se fosse entrambe le cose? O nessuna delle due? Come in tutto difficilmente gli estremi esprimono una ragione assoluta, serve solo prendere un respiro profondo ed immedesimarsi in ambedue le parti.
Se viveste in un paesino di montagna, circondati da boschi, il cui limitare confinasse con la recinzione di casa vostra, lascereste mai vostro figlio dondolarsi sull’altalena consapevoli che qualche giorno prima un orso si aggirava per le vie del villaggio? Lascereste mai che il vostro bambino attraversasse il paese a piedi, tutto solo, ogni mattina per recarsi a scuola?
Se invece abitaste lontano da tutto ciò, in centro ad una città ricoperta dal cemento e vi dicessero che vogliono uccidere un essere vivente il cui comportamento, scientificamente studiato, è innocuo per l’uomo se non in situazioni particolari? La paura è un’emozione che influenza i comportamenti di ogni animale, esseri umani compresi.
La gente di montagna non odia gli orsi, semplicemente li teme. Finché erano pochi venivano osservati con occhio critico, ma accettati. Aumentando di numero in modo repentino sono aumentati anche i rischi ad essi collegati come la probabilità di svoltare l’angolo e trovarsi a fissare negli occhi una bestia di 200 kg.
L’orso stesso è un animale timoroso ma con l’aumento della popolazione diminuiscono le risorse e, di conseguenza, si sposta, inoltrandosi sempre più nelle cittadine, affrontando e superando così la paura nei confronti dell’uomo pur di sopravvivere.
Il timore dell’animale diminuisce ed invece il terrore degli uomini aumenta, la conseguenza? L’uomo affronta la sua paura, imbraccia un fucile ed abbatte la minaccia.
Le situazioni per essere comprese vanno vissute, la paura va fiutata sulla propria pelle.
Da decenni si combatte per la biodiversità ed il reintegro delle specie. Si vuol proteggere ogni singolo essere colpevole solo di essersi trovato in una situazione di pericolo ed aver reagito. Si vuol difendere la natura stessa di ogni animale. Fin dalle elementari ci insegnano che l’orso, come ogni altro animale, attacca solo se si sente in pericolo. È facile comprendere il timore di questa bestia nell’attimo in cui, sotto vento, si trova tradito dal suo stesso olfatto, e di colpo si imbatte in un umano, storicamente suo acerrimo nemico. Nessuna via d’uscita alle sue spalle. È in trappola. Cosa fa? Lotta per la sua sopravvivenza.
Due facce della stessa medaglia con la medesima reazione alla medesima paura. Basta poco per immedesimarsi e comprendere a volte. Per giudicare un problema lontano dalla propria realtà, prima di manifestazioni e petizioni, bisognerebbe chiedersi se è l’uomo o l’orso l’animale spaventato. Entrambi è la risposta. Si perde troppo tempo accanendosi per giudicare se la ragione è bianca o nera, ma troppo spesso ragione e torto sono grigi, come grigia potrebbe essere la soluzione.